Devo ammetterlo sinceramente, io della piazza pro Europa non ho capito un beneamato fallo! Perché vi chiederete? Ma è semplice, quella era una piazza nella quale, per la prima volta nella storia di tutte le manifestazioni, non si capiva per cosa si stesse manifestando.
C’erano tutti quelli che hanno sempre frantumato i gioielli di famiglia con la boriosa prosopopea della Sinistra benestante che ha sempre ragione, che ti insegna a vivere, che considera gli altri che non la pensano come lei, una sorta di stronzici umanoidi; quella Sinistra che spinge i lavoratori di Mirafiori a votare per Giorgia.
Sì. C’erano tutti quelli che contano, quelli che mandano i figli alla scuola privata e quelli che non hanno mai messo piede in un ospedale pubblico perché, visto che appartengono all’elite della falsa e traditrice Sinistra, quando hanno le emorroidi vanno a farsele curare nella clinica privata. Ecco quelli lì, dai quali noi poveracci che crediamo nei valori di una Sinistra sincera e progressista, dobbiamo imparare. Punto.
E allora nel delirio più mortifero, camminando tra i 30 o 40 o 50 mila blu stellati, si sono potute osservare le varie tipologie di contraddizione umana: la Suora strega che aspira alla pace, inneggiando al riarmo. Spero tanto che Bergoglio si rimetta presto e la mandi in missione in Sudan.
Il rapper amico delle magliette del “Che” che, oltre essere da sempre un grandissimo incompetente musicale, è anche un grande amico del potere che gli ha permesso di riempirsi le tasche con canzonette che fanno pietà, ma che hanno avuto la fortuna di crescere sull’ignoranza del suo pubblico.
L’ancor man de noialtri, la cui imitazione del democristiano d’annata ha il potere di un Guttalax, nella sua volontà di non sfiorare nemmeno per scherzo qualche tema spinoso.
Qualche politico azionario o reazionario che dir si voglia e finalmente lei, “Nostra Signora della borghesia svizzera”, che il sudore dei lavoratori crede si tratti di una leggenda italiota, visto che lei, un lavoro non l’ha mai svolto.
Il comico pelato, probabilmente in cerca di un altro contratto con la famosa casa editrice milanese (ma perché sei morto Gian Giacomo? Pensa se fossi vissuto quanti bei calci in culo avresti potuto distribuire a tutti questi e a coloro che hanno trasformato la tua idea di editoria rivoluzionaria in una multinazionale qualsiasi).
La signora ultra novantenne che pecca di attenzione verso le migliaia di bambini massacrati nella famosa striscia, dal suo amico presidente neo nazista. Stranezze della storia.
Il giornalista accorato, organizzatore, mentore e faro della manifestazione del nulla. Lui non è un traditore della Sinistra, semplicemente perché, di Sinistra, non lo è mai stato. E’ rimasto da quella parte semplicemente perché, come hanno fatto molti, gli conveniva.
E per concludere questa lista di orrori, questo circo mortifero, questa melassa maleodorante, giunge quello che non ti saresti mai aspettato: Il buon professore che da più di mezzo secolo ti aveva emozionato con le sue canzoni, con i suoi scritti, con il suo eloquio che alla perfezione dava vita ai suoi pensieri più profondi. Nel vederlo giungere su quel costoso palco, devo ammette che per un momento ho sperato nell’incredibile. Ho sperato che per mezzo della sua umanità a me nota, potesse raddrizzare la barra di quel becerume potesse, cioè, darvi una forma e una dignità. Ma quando le prime parole sono giunte al mio orecchio, ho pensato ad un guasto del WI-FI, ad un’interruzione della linea. Invece no, era tutto vero. Lo avete sentito tutti quel discorso suprematista, razzista e un po’ fascista. Parole tristi e pesanti, parole che non si dimenticheranno facilmente.
Si è persa un’occasione, quella di rivendicare un’Europa dei popoli e non dei cannoni; un’Europa che contrasti l’idea militarista degli Stati Uniti d’Europa, anteponendo a questa, le mille sfaccettature di un continente che, tramite la sua storia, possa aiutare la pace ad avanzare disarmata. Si è persa l’occasione di trasformare quella piazza in un monito per coloro che ancora credono nella violenza.
Sì, sono incazzato, non deluso (no, nel caso del professore lo sono profondamente), perché la compositiva di quella piazza mi era da anni nota.
Sono incazzato perché di questo fottuto potere che entra nei tinelli di casa nostra e ci trasforma in schiavi coscienziosi, ne ho le tasche piene.
Sono incazzato perché la reazione tarda ad arrivare e la rassegnazione vince. Ma non voglio perdere la speranza di un mondo più giusto, se anche questa andasse perduta, allora sì che al di là di noi e loro, il potere avrebbe vinto. Così, nell’attesa che le luci di San Siro ci illuminino nuovamente, voglio pensare che la parte migliore di tutti noi possa averla vinta sulla oscurità di questi tempi inquieti.